“Quaderni giapponesi vol. 2 – Il vagabondo del manga” di Igort: il disegno come viaggio nella memoria e nell’immaginazione
“L’arte di omaggiare il sublime! In questo i giapponesi rimangono maestri insuperati”. Ecco, con questa frase, pronunciata dallo stesso Igort nella sua opera, l’autore racchiude il suo amore per il mondo orientale.
Il fascino verso l’altro, verso una cultura così diversa eppure così ammirabile, spinge Igort a farsi personaggio e a raccontarsi al lettore/spettatore durante le sue ricerche spirituali e affettive in Giappone. L’opera non ha una struttura lineare, ma segue una sorta di flusso di coscienza che mescola in un “sublime” impasto visivo testo, foto, disegni, riflessioni e leggende.
Entriamo e usciamo continuamente dalla memoria visiva e esperienziale del disegnatore sardo, immergendoci così in un mondo nuovo al nostro sguardo ma non estraneo al nostro spirito.
Redigere un quaderno è un’attività sia legata a quando si è studenti sia a quando si vuole raccontare qualcosa di sé o di un argomento che ci colpisce. Igort dunque usa questa forma di scrittura per sondare i suoi ricordi ma anche le sue letture e conoscenze culturali del Giappone. Alto e basso, quotidiano e straordinario si susseguono senza sosta, lasciando il lettore spaesato ma allo stesso tempo concentrato sul quel sottile filo rosso che Igort dipana pagina dopo pagina.
I colori caldi delle rievocazioni e della fantasia si alternano con quelli più dimessi della vita quotidiana, rendendo l’opera una sorta di graphic novel documentarisitca-narrativa. Il ritmo “lento” delle grandi immagini ci fa immergere in un’atmosfera sospesa, la stessa che sembra regnare nel bagno termale di Madame Naitoo descritto nel libro.
“I quaderni giapponesi nascono quasi per caso, quando comincio a postare su fb delle pagine dei miei vecchi diari di viaggio”, racconta Igort. In particolare i Quaderni nascono dall’esigenza di “ricostruire quei tasselli mancanti e riportare alla luce un tessuto di vita ed esperienza giapponese cominciato nel 1991 e tuttora vivo e pulsante”.
Nato nel 1958 a Cagliari, Igor Tuveri, in arte Igort, è uno dei grandi maestri del fumetto d’autore italiano. Nel 2000 fonda, insieme a Carlo Barbieri, la Coconino Press, la quale viene poi rilevata nel 2009 dal gruppo Fandango. Nel 2017 Igort diviene direttore editoriale della nuova “Oblomov”, parte del gruppo editoriale “La nave di Teseo” di Elisabetta Sgarbi. Nel 2018 assume l’incarico di direttore editoriale di Linus. Oltre ai due volumi dei “Quaderni giapponesi” (il primo risale al 2015 mentre il secondo al 2017), Igort scrive anche i “Quaderni ucraini” (2014) e i “Quaderni russi” (2014), dando così inizio alla fase più “matura” della sua produzione.
“Nel lavoro di storyteller, secondo me, la parte inconscia è fondamentale”, racconta Igort durante una presentazione. Quella parte inconscia che ti spaventa ma che ti guida anche, se solo tu le permetti di farlo. Perdersi nella lettura dell’“inconscio igortiano” è un viaggio che vale la pena intraprendere se si ha voglia di abbandonarsi a un’esperienza meditativa e, allo stesso tempo, materica (“fango, legno, carta, questa l’essenza del Giappone”) del mondo orientale che altro non è che non la stessa faccia/pagina di quello occidentale.


